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La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile

Sotto, riporto alcune mail (ho tolto i riferimenti personali, per motivi di privacy) che ho ricevuto all’interno di una mailing list a cui sono iscritto da tempo e che non ho mai disdetto. D’accordo che i giornali scrivono quello che vogliono, ma è anche vero che certi nomi non sono mai stati smentiti da nessuno. Però è anche vero che è opinione diffusa che Rodotà, il PD, non lo voterà. E, francamente, non capisco perché, benché anche io ho questo timore. Spero di sbagliare.

Abbiamo bisogno di rinnovamento, di speranze nuove e di poter credere che gli interessi di bottega non sono la preoccupazione principale.

Abbiamo bisogno di credere in qualcosa di positivo, non solo che il più pulito in Parlamento ha la rogna.

Abbiamo bisogno di riconciliarci l’uno con l’altro e un Presidente della Repubblica veramente terzo può essere la soluzione.

A me non importa se Rodotà è stato scelto da Grillo, da 2 militanti in croce o da 50.000 persone con una procedura on-line. Rodotà è una persona degna, preparata, integerrima. Per due mesi si è chiesto a Grillo un nome. L’ha fatto. Ora dimostriamo che si può dialogare. Che non era solo un bluff.

Ecco le mail:

“Penso che il Pd non voterà Rodotà,se così fosse sarebbe l’inizio di un cambiamentoche francamente non noto.”

“Il PD a furia di mazzate sulle palle si è incattivito, abbracciando la destra. Lasciamolo al suo destino, ciò che conta è che sia chiara a tutti la sua vera natura. Rodotà è la sua ultima occasione ed è prevedibile che la sprecherà.”
“Notizia di poco fa.
Marini, D’Alema e Amato… Dopo vent’anni di Berlusconi questo è il meglio che il PD sa esprimere. Non fini giuristi esperti della Costituzione (come Rodotà o Zagrebelsky), ma mediatori politici (e salvacondotto per l’incolumità del priapo di Arcore) che poco o nulla faranno per garantirne il reale rispetto, al pari del loro predecessore.
La conservazione più bieca, insomma, altro che cambiamento!”

Il sale della democrazia

Sabato 19 gennaio, ho assistito all’inaugurazione di un circolo del PD da parte di Pierluigi Bersani.

Credo che sia inutile sottolineare il momento storico, la campagna elettorale che entra nel vivo di un’elezione che, probabilmente, è la più importante dal 1994 ad oggi. Eppure, da sostenitore del PD, non riesco ad ingoiare il rospo.

La giornata, per Bersani, doveva cominciare con l’inaugurazione del circolo, continuare con una conferenza stampa di apertura della campagna elettorale assieme ad Ambrosoli, il candidato Presidente di Regione in Lombardia e proseguire verso altre tappe ed incontri con elettori e stampa.

Frequentando il circolo in questione, nei giorni precedenti la visita del segretario, ho sentito un grande
entusiasmo che mi aveva anche contagiato. L’idea (perlomeno per come l’avevo capita e percepita) era avere Bersani, anche se per pochi minuti a stretto contatto con gli iscritti e con i militanti. Eppure, la sera prima della sua visita, qualche sospetto cominciava a sorgere.

Per capire, serve una breve digressione sul circolo in questione: si tratta di uno spazio all’angolo tra due strade, probabilmente un ex negozio con 3 vetrate che credo fossero le vecchie vetrine. Ecco, queste vetrine dovevano essere coperte con delle immagini della campagna elettorale del PD opache. Solo l’insistenza di alcuni di noi ha permesso che almeno una vetrina venisse lasciata libera per permettere a chi non fosse riuscito ad entrare di vedere l’interno e poter sentire il discorso del segretario attraverso un altoparlante sistemato fuori dal circolo.

Al mattino, i giornalisti hanno cominciato ad ammassarsi fuori dal circolo assieme a tante persone che speravano di poter parlare con il segretario o, almeno, stringergli la mano. Invece, al suo arrivo, è stato ovviamente assediato dai giornalisti. Ha giustamente concesso una veloce intervista, per poi avviarsi verso il circolo da inaugurare.
Svolta la brevissima cerimonia, con tanto di taglio del nastro e tutte cose, si è avviato all’interno. E qui, la mia grande delusione. All’interno del circolo, han fatto entrare i giornalisti. Bersani ha ripetuto i suoi cavalli di battaglia di questa campagna elettorale, con la richiesta del voto utile a battere la destra ad uso e consumo delle telecamere, ha abbracciato Ambrosoli che, a sorpresa, è arrivato e, assieme a lui, si è avviato alla conferenza stampa di presentazione, rigorosamente a porte chiuse per la stampa.

La mia domanda è questa: ma non sarebbe stato meglio dedicare pochi minuti per fare un discorso ai soli militanti del circolo? Magari in streaming sulla TV del PD, rilasciando il filmato per gli altri mezzi di informazione, se proprio era fondamentale documentare cosa Bersani diceva alla sua gente.
Che bisogno c’era di fare uno spettacolino per le telecamere se poi, per giunta, nessuna delle dichiarazioni di Bersani all’interno del circolo è stata usata per i servizi giornalistici?
Qui, credo, non si è ancora capito che questo è il modo migliore per alienarsi quell’enorme consenso costruito sull’onda delle primarie per la scelta del Premier e dei Parlamentari.

Non sarà stato certo questo a far perdere tanti voti, ma quanti ne avrebbe fatti guadagnare lasciare fuori i giornalisti per passare pochi minuti con i propri elettori? Quanto entusiasmo avrebbe dato agli attivisti della campagna (che ricordiamolo, giustamente non vedono il becco di un quattrino per promuovere il Partito Democratico) poter sentire “in esclusiva” il segretario che li incitava e li ringraziava?
Sono convinto che Bersani sia una persona che tiene alla militanza e che, semplicemente, non ha avuto la prontezza di spirito per rimandare i giornalisti alla conferenza stampa, ma spero che nelle prossime settimane si faccia un po’ più di attenzione a questi dettagli.

D’altronde, l’eccellenza sta proprio in questo, no?Image.

#primarieparlamentari

La democrazia è la peggior forma di governo, ad eccezione di tutte le altre.

È importante che ci riprendiamo la nostra sovranità. Svincolare il rapporto di fedeltà al partito e ricostruire il senso di lealtà verso i propri elettori è il primo passo per ricostruire l’Italia.

Per farlo, però, il tempo è poco e in ogni caso, anche se saranno fatte, non saranno come uno se le sarebbe aspettate. Comunque, c’è una petizione per chiedere le Primarie per i parlamentari il 13 gennaio.

Firmiamola e diffondiamola.

Ricominciamo

Ho meno di 30 anni e sono sempre stato affascinato dalla politica, sono cresciuto in un Paese governato da un magnate delle comunicazioni multimiliardario che possedeva il 50% del mercato televisivo, più diversi giornali a tiratura nazionale con milioni di lettori, più una squadra di calcio. Il suo stile di governo è stato caratterizzato dalle regalie a spese dello Stato e da una squadra di pallone “la più titolata al mondo” (che per inciso è anche purtroppo quella che piace a me). Panem et Circenses insomma. Continua a leggere

Per la Lombardia, io un nome ce l’avrei.

A pochi giorni dalla condanna di Berlusconi a 4 anni per una questione di irregolarità nella compravendita di diritti televisivi, sempre a pochi giorni dall’arresto del quinto consigliere della Giunta della Regione Lombardia e il giorno prima delle elezioni in Sicilia, facevo alcune riflessioni sulla nostra classe politica. Continua a leggere

L’Italia è il Paese che amo, ma più di quell’altro.

Prendo spunto dall’articolo “Il capitalismo italiano che affonda nella globalizzazione“, comparso sul sito “imille.org” per alcune considerazioni generali sul nostro capitalismo.

In questo articolo, vengono portati ad esempio del fallimento del nostro capitalismo tre realtà, un tempo eccellenza italiana nel mondo, ora in grandissima difficoltà: la Bialetti, il distretto del tessile di Prato e la Fiat.  Continua a leggere

L’Italia e il puntare a campare

Prendo spunto da questo articolo di Michele Salvati, apparso sul Corriere della Sera del 15 luglio e rilanciato dal Post, vorrei fare alcune considerazioni.

Salvati sostiene che l’Italia, al momento, abbia 2 sole alternative: la catastrofe che seguirebbe all’uscita dall’Euro o una lunga stagnazione.

Aggiunge anche che l’Italia non è sola in questa scelta e che anzi, se anche le nostre azioni fossero coerenti con un percorso di ripresa, questo potrebbe non bastare e che perciò la politica italiana dovrebbe scegliere tra un male ed un altro minore.  Continua a leggere