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Il manifesto delle possibilità

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Da circa un anno, chi mi conosce, vede che mi occupo assiduamente e attivamente del PD. Per qualcuno incomprensibilmente, per altri con sprezzo del pericolo, per altri non saprei. Oggi, finalmente, è arrivato il momento di condividere con voi alcune riflessioni.

Da sempre ho cercato di capire il mondo che mi circondava, crescendo in un periodo storico dominato da una sola persona, dalla morte delle ideologie, dal culto della personalità. Eppure, i valori che ho sempre fatto miei sono chiari e identificabili in tre parole, assieme, rivoluzionarie: libertà, uguaglianza, fratellanza.

Forse suonerà retorico (non faccio mistero di amare particolarmente l’enfasi e l’iperbole), però per la prima volta da che ho coscienza politica – momento che risale ai tornado che bombardavano l’Iraq nell’operazione Desert Storm, credo – ho intravisto una proposta politica che cerca di includere le tre parole di cui sopra in un progetto per rinnovare questo Paese. Nel mezzo di una crisi economica senza fine, con il depauperamento delle ricchezze accumulate da chi c’è stato prima di noi, nel mezzo di un processo di globalizzazione dei processi produttivi e economici che va avanti da molti anni e che sta drammaticamente mostrando la corda del tessuto industriale in cui viviamo, ecco, ho ritenuto giusto smettere di lamentarmi e cercare di sostenere attivamente un’idea. Perché, come diceva un mio molto più illustre omonimo (e riportato a pagina 2 del documento che state per leggere):

“La guerra ha distolto gli uomini dalle loro abitudini, li ha costretti a prendere atto con le mani e con gli occhi dei pericoli che minacciano i presupposti di ogni vita individuale, li ha persuasi che non c’è possibilità di salvezza nella neutralità e nell’isolamento” (Giaime Pintor – lettera al fratello Luigi)

Ecco, noi non siamo in guerra, ma la neutralità e l’isolamento ci porteranno alla catastrofe perché i pericoli sono gli stessi di allora: impoverimento economico e culturale.

In questo contesto, ho deciso di scegliere il progetto di Giuseppe Civati per ricostruire quello che mi piacerebbe essere la sinistra e ho deciso di unirmi alle migliaia di persone che prestano il loro aiuto per realizzare questo progetto. Vi chiedo di venire con noi, possiamo davvero rendere migliore questo paese, ma vi avverto: non sarà una passeggiata, ci sarà da lottare duramente. Ma intanto incamminiamoci. Prendetevi mezz’ora e leggete queste 14 pagine, poi deciderete: avete tempo fino all’8 dicembre.

La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile

Sotto, riporto alcune mail (ho tolto i riferimenti personali, per motivi di privacy) che ho ricevuto all’interno di una mailing list a cui sono iscritto da tempo e che non ho mai disdetto. D’accordo che i giornali scrivono quello che vogliono, ma è anche vero che certi nomi non sono mai stati smentiti da nessuno. Però è anche vero che è opinione diffusa che Rodotà, il PD, non lo voterà. E, francamente, non capisco perché, benché anche io ho questo timore. Spero di sbagliare.

Abbiamo bisogno di rinnovamento, di speranze nuove e di poter credere che gli interessi di bottega non sono la preoccupazione principale.

Abbiamo bisogno di credere in qualcosa di positivo, non solo che il più pulito in Parlamento ha la rogna.

Abbiamo bisogno di riconciliarci l’uno con l’altro e un Presidente della Repubblica veramente terzo può essere la soluzione.

A me non importa se Rodotà è stato scelto da Grillo, da 2 militanti in croce o da 50.000 persone con una procedura on-line. Rodotà è una persona degna, preparata, integerrima. Per due mesi si è chiesto a Grillo un nome. L’ha fatto. Ora dimostriamo che si può dialogare. Che non era solo un bluff.

Ecco le mail:

“Penso che il Pd non voterà Rodotà,se così fosse sarebbe l’inizio di un cambiamentoche francamente non noto.”

“Il PD a furia di mazzate sulle palle si è incattivito, abbracciando la destra. Lasciamolo al suo destino, ciò che conta è che sia chiara a tutti la sua vera natura. Rodotà è la sua ultima occasione ed è prevedibile che la sprecherà.”
“Notizia di poco fa.
Marini, D’Alema e Amato… Dopo vent’anni di Berlusconi questo è il meglio che il PD sa esprimere. Non fini giuristi esperti della Costituzione (come Rodotà o Zagrebelsky), ma mediatori politici (e salvacondotto per l’incolumità del priapo di Arcore) che poco o nulla faranno per garantirne il reale rispetto, al pari del loro predecessore.
La conservazione più bieca, insomma, altro che cambiamento!”

Restaurazione

Il Presidente Napolitano, ieri, ha nominato due gruppi ristretti di “saggi” per formulare delle raccomandazioni per delle riforme istituzionali e per le questioni economiche e sociali.

Il gruppo per le riforme è così composto:

Valerio onidaGiudice Costituzionale dal 1996; Presidente Corte Costituzionale nel 2005, candidato alle primarie sindaco per il Comune di Milano.

Mario Mauro: laureato in filosofia alla Cattolica di Milano, membro di Comunione e Liberazione. Parlamentare Europeo Forza Italia 1999-2013; passa a Scelta Civica (il partito di Mario Monti) nel gennaio 2013.

Gaetano Quagliarello: Laureato in Scienze Politiche. Inizia da radicale, diventandone anche vice-segretario. Si batté per le campagne referendarie su aborto, nucleare ecaccia oltre che per il testamento biologico. Venne arrestato assieme a Rutelli durante una manifestazione antinuclearista a La Maddalena, in Sardegna. Passa a Forza Italia nel 1994 e si batte per tenere in vita Eluana Englaro con la famosa frase: “Eluana non è morta, è stata ammazzata”.

Luciano Violante: da Wikipedia: “Sempre molto pacato nei toni viene, da molti, considerato il ponte di collegamento per le questioni sulla giustizia tra il Pd e il Pdl, tanto da essere l’unico esponente del centro-sinistra a essere stato invitato alla Festa delle Libertà di Milano nel 2008. Ha suscitato scalpore sul web un suo discorso alla Camera dei Deputati risalente al 2003 in cui critica l’avvilimento del parlamento dovuto all’assenza di discontinuità tra governo e gruppi parlamentari. In tale discorso Violante difende il suo partito dall’accusa di totalitarismo ricordando che i Democratici di Sinistra non impedirono l’eleggibilità di Silvio Berlusconi (nonostante il conflitto d’interesse) né attuarono leggi contro Mediaset”.

In sostanza, un Presidente Emerito della Corte Costituzionale dall’indiscussa credibilità, un uomo di Berlusconi ex radicale, un ex uomo di Berlusconi appena passato a Monti e un uomo PD che dichiarò in Parlamento che non sono mai stati toccati gli interessi di Berlusconi.
La restaurazione non poteva essere più sfacciata.

Onida dovrà evitare che il salvacondotto per Berlusconi sia troppo esplicito?

Poi dice che il Movimento 5 stelle guadagna consensi. Ho sempre stimato Napolitano e continuo a farlo, in fondo, ma queste nomine sono il modo migliore per allontanare quei 4 cittadini che ancora si fidano della Politica.

Pillar of defence

Con l’operazione israeliana “pillar of defence”, il mondo ha conosciuto la prima guerra combattuta anche sui social network. O meglio, oltre ai raid israeliani a Gaza, con l’uccisione di Ahmed Al Jabari, capo militare di Hamas, la battaglia si è ampliata sui social network a colpi di live tweet dei combattimenti e di minacce da parte dei palestinesi:

Scambio di battute tra esercito israeliano e Hamas

Sinceramente un po’ spaventoso come messaggio, sia da una parte che dall’altra. Tralasciando la propaganda israeliana (che vi mostro per dovere di cronaca), solo quella perché da parte palestinese non ho trovato niente, ma se qualcuno avesse qualche tweet interessante, per favore lo segnali:

Non voglio discutere l’opportunità o meno  di queste operazioni, vorrei solo chiudere con una foto di una ragazza, figlia di un ex capo del mossad (il servizio segreto israeliano), finita in carcere per essersi rifiutata di imbracciare le armi. Il suo nome è Omer Goldman e mi piacerebbe che il pilastro della difesa di Israele diventasse la gente come lei:

Grazie a Vanni per la segnalazione.

 

Ricominciamo

Ho meno di 30 anni e sono sempre stato affascinato dalla politica, sono cresciuto in un Paese governato da un magnate delle comunicazioni multimiliardario che possedeva il 50% del mercato televisivo, più diversi giornali a tiratura nazionale con milioni di lettori, più una squadra di calcio. Il suo stile di governo è stato caratterizzato dalle regalie a spese dello Stato e da una squadra di pallone “la più titolata al mondo” (che per inciso è anche purtroppo quella che piace a me). Panem et Circenses insomma. Continua a leggere

L’Italia e il puntare a campare

Prendo spunto da questo articolo di Michele Salvati, apparso sul Corriere della Sera del 15 luglio e rilanciato dal Post, vorrei fare alcune considerazioni.

Salvati sostiene che l’Italia, al momento, abbia 2 sole alternative: la catastrofe che seguirebbe all’uscita dall’Euro o una lunga stagnazione.

Aggiunge anche che l’Italia non è sola in questa scelta e che anzi, se anche le nostre azioni fossero coerenti con un percorso di ripresa, questo potrebbe non bastare e che perciò la politica italiana dovrebbe scegliere tra un male ed un altro minore.  Continua a leggere