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Comunicazione da quattro soldi, ovvero perché la rete ha impedito a Marini di diventare Presidente e Prodi sarà il nostro Presidente della Repubblica.

Pubblico qui un commento che ho lasciato in un post di Luca Sofri, sul suo blog Wittgenstein. Il post è questo.

il commento è questo:

Io credo che la bolla sia sempre più ampia, il che non è necessariamente né bene, né male. E’ possibile che tutta la frenesia percepita sui social network sia una sorta di bulimia da informazione e partecipazione e il gioco difficile è navigare in questo mare magnum e non restarne prigionieri.
Ecco, credo che l’establishment del PD sia stato travolto dalla piena di un nome che non rispondeva al sentire comune. E non è una novità che la maggioranza degli elettori non voglia più avere nulla a che fare con vecchie logiche (do you know PD e PD-L?). Per cui è abbastanza ragionevole supporre che una candidatura come quella di Marini, sopravvissuto degnissimo di una stagione politica che oramai esiste solo dentro i palazzi (quanti sono gli ottantenni che partecipano attivamente alla vita pubblica?), venga silurata da chi vede nel perpetuarsi di nomi che non dicono nulla, che non evocano nulla. Mi chiedo: per ignoranza? Si, anche, ma Prodi qualunque trentenne e oltre sa chi è. Marini è un vecchietto con la pipa e basta. Colpa nostra? Certo, ma la Politica si fa con le carte che passa il mazziere, non con quelle che hai avuto o che sogni. Altrimenti, si chiama barare. O meglio, altrimenti c’è il rischio che così venga percepito l’accordo.

Perché Rodotà ha funzionato? Perché si è speso negli ultimi anni a favore dei referendum, contro l’eleggibilità di Berlusconi, ha dialogato con le persone. E’, quindi, una persona popolare nella cerchia di chi ha interesse verso la politica.
Per lo stesso motivo, credo, potrebbe funzionare Prodi. Sicuramente lui sarà più polarizzante rispetto a Rodotà, con un profilo molto più di parte (non che Rodotà non lo sia), ma capace di ricompattare una base che chiedeva di essere ascoltata. Non lo sarà neanche questa volta (credo che la base PD si aspettasse appoggio a Rodotà, dopo tutto), ma meglio di così, dentro il PD, non lo accetterebbero. Il perché non lo so, Gilioli in un post di oggi sostiene che sia la vecchia politica, per me è solo l’umano orgoglio, ma poco importa. Dobbiamo solo capire una cosa, e cioè: Prodi, può essere una buona mediazione? Se si porta dietro il Movimento 5 Stelle, credo di si. Anzi, di più: sarebbe un’eccellente mediazione. Se non se lo porta dietro, sarà un altro Napolitano, ancora più polarizzante, anche se Prodi è una persona con un altissimo senso delle istituzioni che, credo, non abuserebbe della sua posizione.

Tutto questo per dire cosa? Che Internet ha un suo ruolo, certo, ma non è quello di scatenare pruriginose cacce all’uomo (anche se gli haters sono tanti e si fanno sentire), quanto il ruolo di organizzare e diffondere bidirezionalmente un messaggio che può essere colto, indirizzato verso un esito, elaborato e mediato. Internet è un mezzo quindi. Non un fine. E quanto più influente diventerà, tanto più difficile sarà relazionarsi con chi sta dall’altra parte. Ma non si può prendere un’altra strada. Non ci sono alternative.

In sostanza, per concludere. Credo che la premessa sia sbagliata: la rete è sicuramente sopravvalutata per la sua narrazione come mezzo di liberazione, quindi è fuorviante chiederselo, ma è corretta la conclusione. Senza Internet, Franco Marini sarebbe stato verosimilmente Presidente. Quel che sta in mezzo, è che la partecipazione politica ha nuove strade e molte di queste passano per la rete.

PS del 21 aprile: Il fatto che il Partito Democratico sia una banda di matti e, forse, pure in malafede, evidentemente non era previsto nel mio ragionamento. Quel che è successo, non me lo sarei potuto immaginare neanche nel peggiore degli incubi.
Alla fine, per usare un’espressione logora e abusata, il nostro gattopardismo italico, con la rielezione di Napolitano, ha raggiunto vette inenarrabili.

La butto là: come gesto di distensione, Napolitano potrebbe dare l’incarico a Rodotà; ma questo è l’ennesimo sogno che non si realizzerà.

La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile

Sotto, riporto alcune mail (ho tolto i riferimenti personali, per motivi di privacy) che ho ricevuto all’interno di una mailing list a cui sono iscritto da tempo e che non ho mai disdetto. D’accordo che i giornali scrivono quello che vogliono, ma è anche vero che certi nomi non sono mai stati smentiti da nessuno. Però è anche vero che è opinione diffusa che Rodotà, il PD, non lo voterà. E, francamente, non capisco perché, benché anche io ho questo timore. Spero di sbagliare.

Abbiamo bisogno di rinnovamento, di speranze nuove e di poter credere che gli interessi di bottega non sono la preoccupazione principale.

Abbiamo bisogno di credere in qualcosa di positivo, non solo che il più pulito in Parlamento ha la rogna.

Abbiamo bisogno di riconciliarci l’uno con l’altro e un Presidente della Repubblica veramente terzo può essere la soluzione.

A me non importa se Rodotà è stato scelto da Grillo, da 2 militanti in croce o da 50.000 persone con una procedura on-line. Rodotà è una persona degna, preparata, integerrima. Per due mesi si è chiesto a Grillo un nome. L’ha fatto. Ora dimostriamo che si può dialogare. Che non era solo un bluff.

Ecco le mail:

“Penso che il Pd non voterà Rodotà,se così fosse sarebbe l’inizio di un cambiamentoche francamente non noto.”

“Il PD a furia di mazzate sulle palle si è incattivito, abbracciando la destra. Lasciamolo al suo destino, ciò che conta è che sia chiara a tutti la sua vera natura. Rodotà è la sua ultima occasione ed è prevedibile che la sprecherà.”
“Notizia di poco fa.
Marini, D’Alema e Amato… Dopo vent’anni di Berlusconi questo è il meglio che il PD sa esprimere. Non fini giuristi esperti della Costituzione (come Rodotà o Zagrebelsky), ma mediatori politici (e salvacondotto per l’incolumità del priapo di Arcore) che poco o nulla faranno per garantirne il reale rispetto, al pari del loro predecessore.
La conservazione più bieca, insomma, altro che cambiamento!”

Restaurazione

Il Presidente Napolitano, ieri, ha nominato due gruppi ristretti di “saggi” per formulare delle raccomandazioni per delle riforme istituzionali e per le questioni economiche e sociali.

Il gruppo per le riforme è così composto:

Valerio onidaGiudice Costituzionale dal 1996; Presidente Corte Costituzionale nel 2005, candidato alle primarie sindaco per il Comune di Milano.

Mario Mauro: laureato in filosofia alla Cattolica di Milano, membro di Comunione e Liberazione. Parlamentare Europeo Forza Italia 1999-2013; passa a Scelta Civica (il partito di Mario Monti) nel gennaio 2013.

Gaetano Quagliarello: Laureato in Scienze Politiche. Inizia da radicale, diventandone anche vice-segretario. Si batté per le campagne referendarie su aborto, nucleare ecaccia oltre che per il testamento biologico. Venne arrestato assieme a Rutelli durante una manifestazione antinuclearista a La Maddalena, in Sardegna. Passa a Forza Italia nel 1994 e si batte per tenere in vita Eluana Englaro con la famosa frase: “Eluana non è morta, è stata ammazzata”.

Luciano Violante: da Wikipedia: “Sempre molto pacato nei toni viene, da molti, considerato il ponte di collegamento per le questioni sulla giustizia tra il Pd e il Pdl, tanto da essere l’unico esponente del centro-sinistra a essere stato invitato alla Festa delle Libertà di Milano nel 2008. Ha suscitato scalpore sul web un suo discorso alla Camera dei Deputati risalente al 2003 in cui critica l’avvilimento del parlamento dovuto all’assenza di discontinuità tra governo e gruppi parlamentari. In tale discorso Violante difende il suo partito dall’accusa di totalitarismo ricordando che i Democratici di Sinistra non impedirono l’eleggibilità di Silvio Berlusconi (nonostante il conflitto d’interesse) né attuarono leggi contro Mediaset”.

In sostanza, un Presidente Emerito della Corte Costituzionale dall’indiscussa credibilità, un uomo di Berlusconi ex radicale, un ex uomo di Berlusconi appena passato a Monti e un uomo PD che dichiarò in Parlamento che non sono mai stati toccati gli interessi di Berlusconi.
La restaurazione non poteva essere più sfacciata.

Onida dovrà evitare che il salvacondotto per Berlusconi sia troppo esplicito?

Poi dice che il Movimento 5 stelle guadagna consensi. Ho sempre stimato Napolitano e continuo a farlo, in fondo, ma queste nomine sono il modo migliore per allontanare quei 4 cittadini che ancora si fidano della Politica.

Il sale della democrazia

Sabato 19 gennaio, ho assistito all’inaugurazione di un circolo del PD da parte di Pierluigi Bersani.

Credo che sia inutile sottolineare il momento storico, la campagna elettorale che entra nel vivo di un’elezione che, probabilmente, è la più importante dal 1994 ad oggi. Eppure, da sostenitore del PD, non riesco ad ingoiare il rospo.

La giornata, per Bersani, doveva cominciare con l’inaugurazione del circolo, continuare con una conferenza stampa di apertura della campagna elettorale assieme ad Ambrosoli, il candidato Presidente di Regione in Lombardia e proseguire verso altre tappe ed incontri con elettori e stampa.

Frequentando il circolo in questione, nei giorni precedenti la visita del segretario, ho sentito un grande
entusiasmo che mi aveva anche contagiato. L’idea (perlomeno per come l’avevo capita e percepita) era avere Bersani, anche se per pochi minuti a stretto contatto con gli iscritti e con i militanti. Eppure, la sera prima della sua visita, qualche sospetto cominciava a sorgere.

Per capire, serve una breve digressione sul circolo in questione: si tratta di uno spazio all’angolo tra due strade, probabilmente un ex negozio con 3 vetrate che credo fossero le vecchie vetrine. Ecco, queste vetrine dovevano essere coperte con delle immagini della campagna elettorale del PD opache. Solo l’insistenza di alcuni di noi ha permesso che almeno una vetrina venisse lasciata libera per permettere a chi non fosse riuscito ad entrare di vedere l’interno e poter sentire il discorso del segretario attraverso un altoparlante sistemato fuori dal circolo.

Al mattino, i giornalisti hanno cominciato ad ammassarsi fuori dal circolo assieme a tante persone che speravano di poter parlare con il segretario o, almeno, stringergli la mano. Invece, al suo arrivo, è stato ovviamente assediato dai giornalisti. Ha giustamente concesso una veloce intervista, per poi avviarsi verso il circolo da inaugurare.
Svolta la brevissima cerimonia, con tanto di taglio del nastro e tutte cose, si è avviato all’interno. E qui, la mia grande delusione. All’interno del circolo, han fatto entrare i giornalisti. Bersani ha ripetuto i suoi cavalli di battaglia di questa campagna elettorale, con la richiesta del voto utile a battere la destra ad uso e consumo delle telecamere, ha abbracciato Ambrosoli che, a sorpresa, è arrivato e, assieme a lui, si è avviato alla conferenza stampa di presentazione, rigorosamente a porte chiuse per la stampa.

La mia domanda è questa: ma non sarebbe stato meglio dedicare pochi minuti per fare un discorso ai soli militanti del circolo? Magari in streaming sulla TV del PD, rilasciando il filmato per gli altri mezzi di informazione, se proprio era fondamentale documentare cosa Bersani diceva alla sua gente.
Che bisogno c’era di fare uno spettacolino per le telecamere se poi, per giunta, nessuna delle dichiarazioni di Bersani all’interno del circolo è stata usata per i servizi giornalistici?
Qui, credo, non si è ancora capito che questo è il modo migliore per alienarsi quell’enorme consenso costruito sull’onda delle primarie per la scelta del Premier e dei Parlamentari.

Non sarà stato certo questo a far perdere tanti voti, ma quanti ne avrebbe fatti guadagnare lasciare fuori i giornalisti per passare pochi minuti con i propri elettori? Quanto entusiasmo avrebbe dato agli attivisti della campagna (che ricordiamolo, giustamente non vedono il becco di un quattrino per promuovere il Partito Democratico) poter sentire “in esclusiva” il segretario che li incitava e li ringraziava?
Sono convinto che Bersani sia una persona che tiene alla militanza e che, semplicemente, non ha avuto la prontezza di spirito per rimandare i giornalisti alla conferenza stampa, ma spero che nelle prossime settimane si faccia un po’ più di attenzione a questi dettagli.

D’altronde, l’eccellenza sta proprio in questo, no?Image.