Per la Lombardia, io un nome ce l’avrei.

A pochi giorni dalla condanna di Berlusconi a 4 anni per una questione di irregolarità nella compravendita di diritti televisivi, sempre a pochi giorni dall’arresto del quinto consigliere della Giunta della Regione Lombardia e il giorno prima delle elezioni in Sicilia, facevo alcune riflessioni sulla nostra classe politica.

Una persona che stimo profondamente, mi ha detto che avrebbe votato Forza Nuova pur di smetterla con questa classe dirigente. Io però non capisco come si possa arrivare a pensare di votare un movimento apertamente fascista e violento. Questo mi fa sinceramente paura.

Come ha fatto la politica a cadere così in basso? E’ evidente che per capire qualcosa di quel che fanno i nostri politici, l’unica cosa da capire è che la sedia è tutto quel che conta e appena qualcuno prova anche solo ad adocchiarla, si scatena il finimondo. Il tutto, mentre i cittadini comuni hanno aumenti tariffari, aumenti di imposte dirette e indirette, riduzione di servizi. Cosa deve fare una persona se non sentirsi profondamente arrabbiato?

Si è arrivati a pensare che fare le leggi sia una questione facile. Si è arrivati a pensare che chiunque possa fare quel lavoro là. Tanto non stanno mica lavorando, si sente dire sempre più spesso. Oppure, sarei stato capace anche io di alzare le tasse come hanno fatto loro.

Com’è stato possibile banalizzare in questo modo un lavoro di una difficoltà estrema? Ho in mente alcune risposte: Franco Fiorito (che ricordiamo, acquistò una Smart ma non ci entrava, quindi l’ha regalata…), Domenico Zambetti (che ricordiamo, pare abbia acquistato circa 4.000 voti a 50 euro l’uno), decine di inquisiti e condannati in Parlamento, Luigi Lusi (accusato di aver sottratto milioni di euro di fondi pubblici al suo partito), Filippo Penati (che ad onor del vero ha lasciato la politica).

C’è una strada per risalire la china?

Io lo credo, ma è una fatica di Sisifo. Credo che l’unica strada per migliorare la nostra situazione sia un lavoro certosino all’interno dei movimenti/partiti, non importa quali, purché rispettino alcune direttrici fondamentali che, per me, devono partire da 3 concetti forse abusati a parole ma difficilissimi da mettere in pratica: la democrazia nelle decisioni, la trasparenza nel modo di prenderle e la coerenza di andare fino in fondo alla volontà degli iscritti/partecipanti. Credo che le idee siano importanti, ma che i metodi lo siano di più, specie in un periodo storico in cui non passa giorno senza notizie di presunte ruberie della cosa pubblica (che poi tramite giochi di prestigio diventa cosa privata, ma i debiti rimangono di noi tutti). Quello di cui abbiamo bisogno è davvero poterci fidare nuovamente di chi ci governa, i programmi arriveranno.

E per la Lombardia, io un nome ce l’avrei.

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