Fornero e dintorni

Questo è il mio primo post e non vi annoierò con dei saluti e delle promesse che, so già, difficilmente manterrò. Voglio provare a ragionare e sapere cosa ne pensano i miei 2 lettori (se a tanti arriveremo).

Stavo riflettendo sull’intervista che il Ministro Fornero ha rilasciato al Wall Street Journal e nella quale ha affermato che il posto di lavoro non è un diritto.

Ci sono state molte polemiche (qui, qui e qui ad esempio) e vorrei mestamente aggiungere la mia riflessione in merito. 

Personalmente, sono d’accordo con questa impostazione. E’ irrealistico pensare che lo Stato possa garantire un lavoro a tutti i suoi cittadini. Credo che solo i più bravi possono pensare di avere un lavoro ben retribuito. Forse questo vi sembrerà classista, ma vorrei provare a spiegare perché per me non lo è.

Tutti credo che ci rendiamo conto che con il progresso tecnologico, il lavoro è diventato molto meno faticoso e che le cose che adesso un lavoratore può fare in un giorno, tempo fa richiedevano molte più risorse Quella che si chiama la produttività del lavoro, insomma, è molto aumentata. Certo, molte delle persone non più occupate sono state impiegate per far funzionare la tecnologia che rende possibile il lavoro di cui sopra, ma alcune, purtroppo, non sono state reimpiegate per molti motivi.

Queste persone, però, non hanno deciso di non lavorare e della tecnologia non gli importa niente. Queste persone si sono sacrificate (in alcuni casi sono state sacrificate) per rendere possibile il lavoro più produttivo.

E a queste persone, lo Stato – cioè noi e cioè anche chi ha un lavoro più produttivo al prezzo di lasciare (involontariamente, per carità) a casa delle persone senza reddito – deve provvedere al meglio.

Non è un diritto lavorare e partecipare allo sviluppo economico e sociale della nazione, ma piuttosto questo è un dovere. E questo dovere contempla anche il lavorare seriamente e facendo sacrifici anche per chi un lavoro non ce l’ha e si impegna per trovarlo onestamente.

Per questo, è però importante fare tutti dei sacrifici, chi il lavoro non ce l’ha dovrà accontentarsi di quello che il lavoro ce l’ha può offrirgli. Ma questi devono impegnarsi a fare tutto il possibile perché presto, questo poco che gli si può offrire, diventi una quantità sufficiente a fargli fare una vita dignitosa. Bisogna garantire ai figli di queste persone la possibilità di studiare con profitto in scuole e università di eccellenza, se questa persona lo merita. E chi ha la possibilità di pagare un’istruzione privata ai propri figli non deve essere avvantaggiato. Le università pubbliche dovrebbero essere messe in condizione di competere alla pari con le migliori università private. E questo non è possibile con centinaia di sedi. Ci dovrebbero essere dei parametri oggettivi che la scuola primaria e secondaria garantiscono a tutti. La capacità di comprendere a fondo un testo complesso, la capacità di capire dei grafici e delle tabelle e saper confrontare degli ordini di grandezza e capire da semplici calcoli il messaggio che la tabella vuole esprimere, la capacità di scrivere e di ragionare con altre persone su temi complessi, oltre alle conoscenze di base su temi di interesse generale come la storia, la geografia, l’italiano e l’inglese.

Solo quando la scuola garantirà tutto questo, allora il ministro avrà ragione. In quel momento, sarà più facile capire chi è meritevole e chi no. Chi può far crescere questo meraviglioso Paese e chi non riuscirà a farlo con molto profitto.

Ci sarebbero ancora moltissime cose da approfondire, non meno importanti. Se riuscirò ad esprimerle, lo farò ancora qui. Nel frattempo, mi piacerebbe sapere da voi come tutto questo si può fare. Come possiamo garantire uno Stato giusto, cittadini onesti che contribuiscono ad aiutare i più deboli, senza che troppi se ne approfittino.

My 2 cents,

Giaimeddu

Update: alcuni link all’intervista della Fornero e alle polemiche susseguenti e qualche refuso .

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